La nuova Curva Sud dello stadio Cino e Lillo Del Duca è ora realtà. Presentata ufficialmente il 28 agosto durante la Festa del Picchio e intitolata a Costantino Rozzi, rappresenta molto più di un nuovo settore: è l’occasione per riflettere sul ruolo che uno stadio può assumere per un club, per le imprese e per l’intera città.
Un patrimonio identitario prima ancora che un’infrastruttura
Lo stadio Del Duca è uno dei luoghi nei quali Ascoli riconosce e rappresenta la propria identità. Qui la memoria sportiva si intreccia con il senso di appartenenza di generazioni di tifosi e con il rapporto profondo tra la squadra e il territorio.
È proprio questo valore simbolico a rendere ogni intervento sull’impianto qualcosa di più di un’opera edilizia. La nuova Curva Sud non modifica soltanto l’aspetto dello stadio: restituisce centralità a uno dei suoi settori più significativi e crea nuove possibilità di partecipazione.
La presentazione: un abbraccio tra squadra, tifosi e territorio
Il 28 agosto il Del Duca ha vissuto una serata destinata a restare nella memoria della città. Durante la Festa del Picchio è stata presentata ufficialmente la nuova Curva Sud – Costantino Rozzi, alla vigilia della gara con la Carrarese. La prima squadra, le formazioni giovanili maschili e femminili e la tifoseria si sono ritrovate in un unico grande abbraccio.
Particolarmente significativo è stato il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi di Arquata, Acquasanta e Amatrice, territori colpiti dal terremoto. La loro presenza ha trasformato l’inaugurazione in un passaggio di testimone tra generazioni, collegando la rinascita dello stadio alla capacità di una comunità di rialzarsi.
La curva è pronta ad accogliere i tifosi, anche se restano alcune migliorie da completare. L’invito a considerarla come casa propria racchiude bene il senso dell’intervento: una struttura nuova acquista valore soltanto quando viene vissuta, rispettata e riconosciuta dalla comunità.
I numeri raccontano una domanda reale
Nella stagione regolare appena conclusa il Del Duca ha registrato 175.078 spettatori in 18 partite casalinghe, con una media di 9.727 presenze. Il picco di 10.794 spettatori e i tre sold out nei playoff confermano un coinvolgimento che va oltre il risultato della singola gara.
Con circa 4.000 posti aggiuntivi, la nuova curva dovrebbe portare la capienza teorica dell’impianto intorno ai 14.000 spettatori. È una risposta concreta a una domanda che, in numerose occasioni, ha superato la disponibilità di biglietti. Ma l’aumento della capienza è soltanto il primo livello del ragionamento.
Uno stadio contemporaneo genera valore durante tutta la settimana
Lo stadio moderno non può essere considerato esclusivamente come il luogo nel quale si gioca una partita ogni quindici giorni. Può diventare una piattaforma di servizi, esperienze, relazioni e contenuti: hospitality, iniziative per le famiglie, attività dedicate alle imprese, eventi, visite, progetti sociali e occasioni di valorizzazione delle eccellenze locali.
Dal punto di vista del marketing sportivo, un impianto più accogliente e funzionale permette di migliorare l’esperienza del pubblico e di offrire alle aziende partnership più articolate. La sponsorship, in questo contesto, non coincide con l’esposizione di un logo: diventa la possibilità di entrare in relazione con una comunità, creare esperienze per clienti e collaboratori e partecipare a un progetto territoriale.
Rigenerare non significa soltanto costruire
Le esperienze di Benevento, Avellino, Potenza, Foggia e Siracusa raccontate da Calcio e Finanza mostrano che non esiste un unico modello. In alcuni casi si tutela ciò che esiste, in altri si immaginano impianti multifunzionali; spesso la difficoltà maggiore non è produrre idee, ma trasformarle in processi stabili.
Perché una trasformazione generi davvero valore servono continuità amministrativa, sostenibilità economica, una gestione chiara e la capacità di coinvolgere società sportiva, istituzioni, imprese e comunità. Un rendering può indicare una direzione; sono governance, programmazione e collaborazione a renderla concreta.
Il Del Duca può diventare parte di una visione più ampia
Ascoli possiede elementi che possono rendere questo percorso particolarmente significativo: una tifoseria molto coinvolta, una forte identità sportiva, un patrimonio storico e culturale riconoscibile e un tessuto imprenditoriale legato alla città.
La nuova Curva Sud può quindi rappresentare un punto di partenza. L’obiettivo dovrebbe essere costruire nel tempo uno stadio più accessibile, sicuro, accogliente e capace di dialogare con il territorio, valorizzandone imprese, iniziative e identità.
La mia opinione
Credo che il futuro degli stadi italiani, soprattutto nelle città di provincia, non dipenda dalla corsa a modelli irrealistici o dalla semplice imitazione delle grandi arene europee. Ogni progetto deve partire dalle caratteristiche reali del luogo, dalla sua comunità e dalla capacità di sostenere il percorso nel tempo.
Nel caso di Ascoli, l’entusiasmo del pubblico e la nuova Curva Sud offrono una base concreta. La sfida sarà trasformare questo patrimonio in un progetto condiviso che tenga insieme sport, esperienza, marketing, imprese e sviluppo urbano.
Uno stadio può continuare a custodire la memoria e, nello stesso tempo, diventare un’infrastruttura contemporanea. Il suo valore più grande nasce proprio quando riesce a unire queste due dimensioni: appartenenza e futuro.
