Una casella email bloccata, il gestionale indisponibile, gli ordini che non possono essere elaborati o i collaboratori impossibilitati ad accedere ai documenti. Per un’impresa, un incidente informatico non è soltanto un problema tecnico: può tradursi rapidamente in lavoro interrotto, ritardi, costi imprevisti e difficoltà nel rispettare gli impegni presi con clienti, fornitori e partner.

Nessuna impresa è troppo piccola per essere colpita

L’approfondimento di Lab24 del Sole 24 Ore mostra quanto siano diffuse e diversificate le minacce. Una parte rilevante degli attacchi è opportunistica e automatizzata: non viene necessariamente scelta una singola azienda, ma vengono cercati sistemi vulnerabili, credenziali esposte o dispositivi non aggiornati.

Questo dovrebbe far riflettere chi pensa che la propria impresa sia troppo piccola per interessare ai criminali informatici. Spesso non conta la dimensione dell’azienda, ma la presenza di una porta lasciata aperta.

Anche l’interconnessione crescente tra gestionali, servizi cloud, piattaforme, fornitori e dispositivi amplia la superficie da proteggere. ENISA, nel suo Threat Landscape 2026, richiama l’attenzione sul peso delle dipendenze digitali e sulla necessità di rafforzare la capacità di prevenire e gestire gli incidenti.

Il segnale che arriva dalle Marche

Secondo un’analisi di Confartigianato pubblicata nell’agosto 2025, tra il 2019 e il 2023 i reati informatici contro le imprese sono aumentati del 56% nelle Marche, rispetto al 45,5% registrato a livello nazionale.

Si tratta di dati sull’aumento dei reati denunciati, non della percentuale di aziende colpite. Rimangono però un segnale significativo anche per il nostro territorio, caratterizzato da tante piccole e medie imprese sempre più digitalizzate e interconnesse.

A livello europeo, Eurostat rileva che nel 2023 il 21,5% delle imprese con almeno dieci addetti ha registrato incidenti ICT con conseguenze come indisponibilità dei servizi, perdita o danneggiamento dei dati e divulgazione di informazioni riservate. Il dato comprende sia attacchi informatici sia guasti ed errori involontari, ma conferma quanto la continuità digitale sia diventata un tema aziendale concreto.

Avere degli strumenti non significa essere davvero preparati

Nel 2024 il 92,8% delle imprese europee utilizzava almeno una misura di sicurezza informatica, ma soltanto il 35,5% disponeva di procedure e misure formalizzate in documenti aziendali.

In altre parole, molte aziende hanno antivirus, firewall, sistemi di backup o servizi cloud, ma non sempre sanno chi debba controllare gli alert, come intervenire in caso di blocco o in quanto tempo sia realmente possibile ripristinare l’operatività.

Anche in Italia esiste ancora un divario tra consapevolezza e capacità operativa: secondo Confartigianato, l’83,1% delle imprese attribuisce grande importanza alla cybersecurity, ma soltanto il 32,2% adotta almeno sette delle undici misure di sicurezza monitorate dall’Istat.

Il punto, quindi, non è soltanto acquistare strumenti. È conoscere ciò che si deve proteggere, assegnare responsabilità e verificare periodicamente che le difese funzionino davvero.

Le contromisure da costruire insieme

Ogni impresa ha processi, tecnologie e priorità differenti. Per questo non esiste una soluzione identica per tutti. Il primo passaggio è individuare le attività che non possono fermarsi: produzione, gestione degli ordini, fatturazione, pagamenti, rapporti con i clienti e accesso ai documenti.

Occorre domandarsi quali sistemi siano indispensabili, per quanto tempo possano rimanere indisponibili, quali dati non possano essere persi e da quali fornitori o piattaforme esterne dipenda l’operatività.

Aggiornamenti regolari, protezione dei dispositivi, password uniche, autenticazione a più fattori e accessi assegnati soltanto a chi ne ha realmente bisogno rappresentano misure concrete. È inoltre importante censire computer, server, software, account e dispositivi collegati: non è possibile proteggere ciò di cui non si conosce l’esistenza.

Una mail fraudolenta può simulare una richiesta proveniente da un cliente, un fornitore o un responsabile aziendale. Per questo la formazione non deve essere occasionale: riconoscere una richiesta sospetta, verificarla attraverso un secondo canale e sapere a chi segnalarla deve diventare parte del lavoro quotidiano.

Infine, il backup deve essere separato e protetto rispetto ai sistemi principali e verificato attraverso prove di ripristino. È necessario definire chi prende le decisioni, chi contatta i tecnici, come si comunica con clienti e collaboratori e quali attività devono essere riattivate per prime.

La domanda da fare oggi

Molte organizzazioni dispongono già di sistemi di sicurezza e soluzioni di backup, ma non hanno piena visibilità sul proprio livello di protezione né certezza sui tempi necessari per ripartire.

Asset non censiti, sistemi non aggiornati e segnalazioni non gestite rischiano di trasformare la sicurezza in una percezione, invece che in una garanzia operativa.

La domanda chiave diventa quindi: se i sistemi si fermassero oggi, quali attività si bloccherebbero e quanto tempo servirebbe per ripartire?

Dalle esigenze aziendali alle competenze giuste

Il mio ruolo non è creare allarmismo né proporre tecnologia a prescindere. È aiutare l’imprenditore a mettere a fuoco le priorità, collegare le esigenze aziendali alle competenze tecniche e costruire un percorso proporzionato alla propria realtà.

Attraverso il confronto con gli specialisti di Execus, è possibile partire da una fotografia oggettiva della situazione, individuare vulnerabilità e responsabilità e trasformare la sicurezza da insieme di strumenti a modello di gestione strutturato, verificabile e misurabile.

Proteggere la continuità significa proteggere la fiducia

Nessuna misura può azzerare completamente il rischio. Conoscere le proprie priorità, ridurre le vulnerabilità e verificare la capacità di risposta permette però di affrontarlo con maggiore consapevolezza.

La cybersecurity protegge i dati, ma anche qualcosa di più ampio: il lavoro delle persone, la continuità dei processi e la fiducia costruita nel tempo con clienti, fornitori e partner.

Se vuoi capire da dove partire nella tua azienda, scrivimi. Possiamo analizzare insieme quali processi non possono fermarsi e individuare, con gli specialisti Execus, le verifiche e le soluzioni più adatte alla tua realtà.

Fonti e approfondimenti

Il Sole 24 Ore · Lab24, Cybersecurity: le nuove minacce →Confartigianato · Cybercrime, l’allarme per le imprese →Eurostat · ICT security in enterprises →ENISA · Threat Landscape 2026 →NCSC · Small organisations guide to cyber security →Execus · Cyber Security e resilienza digitale →