L’intelligenza artificiale sta cambiando la cybersecurity in entrambe le direzioni. Consente di analizzare codice e individuare vulnerabilità con una velocità prima impensabile, ma può anche ridurre tempi, costi e competenze necessari per costruire un attacco. Per le imprese, il punto non è lasciarsi spaventare dalla tecnologia: è comprendere che il tempo a disposizione per riconoscere e correggere una debolezza si sta accorciando.

La velocità cambia le regole

Un approfondimento di LineaEDP cita i test condotti sul modello Claude Mythos Preview: in un caso sono bastati circa dodici minuti per passare dall’analisi di una vulnerabilità nota alla produzione di un primo proof of concept. Il dato non significa che ogni attacco possa essere realizzato in pochi minuti, ma mostra con chiarezza quanto l’intelligenza artificiale possa accelerare attività tecniche che in passato richiedevano più tempo e competenze specialistiche.

L’AI permette di analizzare più obiettivi, automatizzare alcune fasi e rendere più credibili phishing e ingegneria sociale. Secondo ENISA, phishing e sfruttamento delle vulnerabilità restano tra i principali punti di accesso agli attacchi, mentre automazione e integrazione dell’AI sono destinate ad aumentare ulteriormente velocità e scala delle campagne.

La stessa tecnologia può rafforzare la difesa

L’intelligenza artificiale non è soltanto un vantaggio per chi attacca. Mozilla ha dichiarato di aver corretto 271 vulnerabilità individuate con il supporto di Claude Mythos Preview in Firefox 150; 180 erano classificate ad alta gravità. Alcuni problemi erano rimasti nascosti nel codice per molti anni.

È un esempio concreto di come l’AI possa aiutare le imprese e i fornitori tecnologici a individuare anomalie, analizzare grandi quantità di informazioni e ridurre i tempi di risposta. Il vantaggio, però, esiste soltanto quando la tecnologia è inserita in un processo fatto di responsabilità chiare, controlli e competenze.

Dai cartelloni digitali ai sistemi industriali

Nei giorni scorsi alcuni schermi pubblicitari in Egitto, Malesia e Brasile sono stati compromessi e hanno mostrato contenuti non autorizzati. Le autorità e gli operatori coinvolti hanno confermato diversi episodi, mentre il gruppo che li ha rivendicati ha dichiarato di aver individuato migliaia di sistemi esposti attraverso una scansione automatizzata. L’effettiva ampiezza dell’accesso e il coinvolgimento dell’intelligenza artificiale non sono stati dimostrati: il caso resta però un richiamo molto concreto ai rischi dei dispositivi connessi e gestiti da remoto.

Un altro segnale arriva dagli attacchi ai sistemi di refrigerazione di alcuni supermercati europei, che hanno causato interruzioni e danni alla merce. Quando un sistema digitale controlla un’infrastruttura fisica, un incidente informatico può rapidamente diventare un problema operativo, economico e, nei settori essenziali, anche sociale.

L’avvertimento dell’esperto: questa è l’ultima chiamata

Stefano Zanero, professore ordinario di Cybersecurity al Politecnico di Milano, ha spiegato che molti sistemi industriali restano in servizio per decenni e non sempre vengono aggiornati con la frequenza necessaria. Spesso sono macchinari progettati prima della connessione a Internet, alla quale sono stati collegati successivamente per ottenere vantaggi operativi ed economici.

Il suo invito alle imprese è netto: gli episodi emersi devono essere considerati un’ultima chiamata. Non tutti i sistemi connessi hanno contromisure adeguate e ciò che oggi ha prodotto danni limitati potrebbe avere conseguenze molto più gravi nei trasporti, nella sanità, nella produzione o nei servizi essenziali. Per molte PMI la cybersecurity rappresenta un investimento impegnativo; proprio per questo servono accompagnamento specialistico, priorità chiare e interventi proporzionati ai rischi reali.

La domanda da porsi non è soltanto quanto siamo protetti

Nessuna misura può eliminare completamente il rischio. Un’impresa deve però sapere quali sistemi e dati sono indispensabili, chi controlla gli alert, come vengono gestiti gli accessi, se i backup sono separati e verificati e quanto tempo servirebbe per ripartire dopo un incidente.

La domanda più utile è quindi: se oggi si fermassero il gestionale, la posta elettronica, la produzione o l’accesso ai documenti, quanto tempo occorrerebbe per tornare operativi?

Con CINTI CONSULTING affianco le imprese nell’analisi delle esigenze e nella definizione delle priorità, coinvolgendo specialisti qualificati per le verifiche e le implementazioni tecniche. L’obiettivo non è aggiungere strumenti senza metodo, ma costruire un percorso sostenibile che protegga continuità, lavoro e fiducia dei clienti.

Fonti e approfondimenti

LineaEDP · Cybersecurity e AI: come cambiano gli attacchi e la difesa delle imprese →ENISA · Threat Landscape 2025 →Anthropic · Measuring LLMs’ ability to develop exploits →Mozilla · Behind the Scenes: Hardening Firefox with Claude Mythos Preview →ANSA · Non solo supermercati, tutti i sistemi industriali vulnerabili ai cyberattacchi →Red Hot Cyber · Cartelloni pubblicitari compromessi in diversi Paesi →