Si è conclusa la sesta edizione di Asculum Festival, tre giornate durante le quali Ascoli Piceno ha accolto incontri, spettacoli ed esperienze dedicati alla cultura della crescita personale. Secondo il bilancio condiviso dagli organizzatori, il Festival ha registrato oltre 7.000 partecipanti, con 20 appuntamenti e 30 relatori. Numeri importanti, che raccontano però soltanto una parte del valore generato per la città e per il territorio.
Un Festival che entra nella città
Tra i protagonisti di questa edizione Giorgio Nardone, Alberto Pellai, Stefano Nazzi, Claudio Cecchetto, Annalisa Minetti e Sveva Sagramola. Il tema scelto era “Il confine”: quello del talento, delle relazioni, della mente e delle storie che scegliamo di raccontare.
Oltre ai numeri restano i teatri pieni, le persone arrivate da diverse città italiane, gli incontri nati quasi per caso e un centro storico animato da chi ha scelto Ascoli per vivere un’esperienza culturale e personale.
Un Festival di questo livello non porta soltanto pubblico all’interno dei teatri. Porta persone nelle strutture ricettive, nei ristoranti, nei negozi, nelle piazze e nei luoghi culturali. Fa conoscere Ascoli a chi non l’aveva mai visitata e offre una ragione in più per tornare.
La cultura come strumento di crescita territoriale
La cultura diventa così anche uno strumento di marketing territoriale: rafforza l’immagine della città, crea movimento economico e contribuisce alla sua crescita turistica e sociale.
È questo uno degli aspetti che mi lega maggiormente ad Asculum Festival. Un evento non è mai soltanto ciò che accade sul palco: è un sistema di relazioni che coinvolge organizzatori, istituzioni, imprese, operatori economici, cittadini e visitatori.
Il mio lavoro: avvicinare le imprese alla cultura
Da diversi anni collaboro con il Festival come Sponsorship Manager. Il mio lavoro non consiste semplicemente nel trovare aziende disposte ad associare il proprio marchio all’evento. La parte più importante viene prima: incontrare gli imprenditori, raccontare il progetto, comprenderne gli obiettivi e costruire una collaborazione che abbia valore per entrambe le parti.
Significa far comprendere che sostenere un’iniziativa culturale non equivale soltanto ad acquistare visibilità. Un’azienda può invitare clienti e partner, coinvolgere i propri collaboratori, offrire loro occasioni di formazione e crescita personale e condividere un’esperienza capace di rafforzare le relazioni interne.
Il lavoro prosegue anche durante il Festival, accompagnando le aziende e i loro ospiti affinché la partnership non rimanga una presenza formale, ma diventi un’esperienza realmente vissuta.
Dalla sponsorship al welfare aziendale
Credo che il passaggio più importante sia trasformare le aziende da semplici sponsor a partecipanti attivi. Quando un’impresa offre ai propri collaboratori l’opportunità di ascoltare un relatore, confrontarsi su temi importanti o vivere un’esperienza culturale, sta investendo anche nella qualità delle relazioni e nel benessere delle persone.
La sponsorship diventa quindi un percorso fatto di reputazione, welfare aziendale, relazioni e appartenenza al territorio. Nello stesso tempo, sostenendo il Festival, l’impresa contribuisce a rendere possibile un evento che porta cultura, visitatori e nuove opportunità alla città.
Il valore generato non rimane confinato all’interno dell’azienda, ma si diffonde nella comunità.
Imprese che fanno la differenza
È un concetto che ho approfondito anche nel mio libro “Imprese che fanno la differenza”. Non utilizzo l’espressione “impresa sociale” come definizione giuridica, ma per descrivere un’impresa consapevole del ruolo che può svolgere nella società.
Un’azienda produce valore economico, ma può contribuire anche alla crescita culturale, sociale e turistica del luogo nel quale opera. Sostenere un evento come Asculum Festival significa restituire una parte di quel valore al territorio, offrendo alla comunità occasioni di conoscenza, confronto e benessere.
Per questo credo sia importante coinvolgere un numero sempre maggiore di imprese in progetti culturali di qualità.
Il confine come luogo di incontro
Il tema scelto per questa edizione era “Il confine”. Un confine che non rappresenta soltanto una separazione, ma può diventare uno spazio nel quale realtà diverse si incontrano: cultura e impresa, crescita personale e sviluppo economico, visibilità aziendale e responsabilità verso la comunità.
È proprio in questi punti di incontro che cerco di portare il mio contributo professionale: creare relazioni, mettere in contatto esigenze e opportunità e costruire collaborazioni capaci di lasciare qualcosa anche dopo la conclusione dell’evento.
Asculum Festival si è chiuso, ma le idee, le relazioni e le esperienze nate durante queste tre giornate continueranno a generare valore. La sfida per il futuro sarà coinvolgere ancora più aziende in questo percorso, affinché la crescita del territorio diventi davvero un progetto condiviso.
La giornata in immagini




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