L’intelligenza artificiale è già entrata nei processi di molte imprese europee e italiane, ma nelle Marche la sua diffusione rimane ancora limitata. Il punto, però, non è adottare uno strumento perché è nuovo: è capire dove può rendere il lavoro più semplice, rapido e misurabile, senza perdere il controllo dei processi e la centralità delle persone.
I numeri delle Marche: un ritardo che va interpretato
Secondo le elaborazioni dell’Università Politecnica delle Marche e della Camera di Commercio riportate dal Corriere Adriatico, soltanto il 10% delle imprese marchigiane utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro il 16% della media nazionale.
Anche altri indicatori mostrano un divario: la digitalizzazione di base riguarda il 67% delle imprese regionali, rispetto all’81% italiano, mentre i servizi cloud più evoluti sono utilizzati dal 60% delle aziende marchigiane contro il 72% nazionale. Esiste però un segnale positivo: nell’analisi dei dati le Marche raggiungono il 42%, superando il 39% italiano. Le basi, dunque, non mancano; devono essere collegate a progetti più strutturati.
Il vero ostacolo non è soltanto tecnologico
Nel 2025, secondo Istat, la quota di imprese italiane con almeno dieci addetti che utilizza tecnologie di AI è salita al 16,4%, raddoppiando rispetto all’8,2% del 2024. Nello stesso anno Eurostat ha rilevato una diffusione media del 20% tra le imprese dell’Unione europea con almeno dieci occupati.
La crescita è rapida, ma non uniforme. Tra le imprese italiane che hanno valutato l’AI senza poi adottarla, il 58,6% indica la mancanza di competenze come uno degli ostacoli. E il 33,4% delle aziende che già usa queste tecnologie non individua ancora una finalità aziendale ben definita. Comprare una soluzione, quindi, non equivale ad avere una strategia.
Partire dai processi, non dagli strumenti
La domanda utile non è «Quale piattaforma di AI dobbiamo acquistare?», ma «Quale attività oggi assorbe troppo tempo, genera errori o produce informazioni poco utili?». È da una necessità concreta che dovrebbe iniziare ogni progetto.
L’intelligenza artificiale può supportare il marketing e le vendite, organizzare e qualificare i contatti, personalizzare le comunicazioni, velocizzare l’assistenza, analizzare documenti e dati, automatizzare operazioni ripetitive e rendere più tempestive alcune decisioni. Il valore nasce quando la tecnologia entra in un processo chiaro e contribuisce a un risultato verificabile.
Competenze, dati e persone: le condizioni necessarie
Per ottenere benefici servono dati affidabili, responsabilità definite e persone capaci di utilizzare gli strumenti con consapevolezza. La formazione non è un passaggio accessorio: aiuta a comprendere opportunità, limiti, rischi e corretto impiego delle informazioni.
Questo tema è diventato ancora più rilevante con l’AI Act europeo: dal febbraio 2025 sono applicabili gli obblighi relativi all’alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale. Le organizzazioni devono quindi prestare attenzione non solo alla tecnologia adottata, ma anche al livello di conoscenza di chi la utilizza.
Un percorso concreto per le piccole e medie imprese
Per una PMI non serve rivoluzionare immediatamente l’intera organizzazione. È più efficace individuare una priorità, misurare la situazione di partenza e avviare un progetto pilota circoscritto. Solo dopo aver verificato qualità, tempi e risultati ha senso estendere la soluzione ad altri processi.
Un percorso sostenibile può seguire sei passaggi: ascoltare le esigenze, mappare il processo, definire un obiettivo misurabile, scegliere la soluzione più adatta, formare le persone e valutare i risultati. In questo modo l’innovazione non resta una promessa, ma diventa un miglioramento progressivo e controllabile.
Il mio approccio: collegare esigenze e soluzioni
Nel mio lavoro affianco imprenditori e manager nell’analisi dei bisogni e nell’individuazione delle aree nelle quali l’intelligenza artificiale può generare un vantaggio concreto: ridurre tempi e costi, semplificare attività, migliorare la gestione dei clienti, valorizzare i dati o supportare le decisioni commerciali.
Non propongo l’AI come una formula uguale per tutti. Il mio ruolo è partire dal contesto dell’impresa, definire le priorità e collegare ogni esigenza alle competenze e alle soluzioni più adatte, accompagnando l’adozione in modo graduale, comprensibile e orientato ai risultati.
Trasformare il ritardo in un’opportunità
I numeri mostrano che le Marche devono accelerare, ma indicano anche un potenziale importante. Le imprese che già utilizzano dati, strumenti digitali e cloud possiedono una base sulla quale costruire progetti di AI utili e sostenibili.
La sfida non è inseguire ogni novità. È sviluppare competenze, scegliere obiettivi realistici e governare la tecnologia mantenendo le persone al centro. L’intelligenza artificiale crea valore quando smette di essere un tema astratto e diventa una risposta concreta a un problema aziendale.
